IL CASHMERE

L’Umbria è da secoli terra di artisti ed artigiani che hanno raggiunto nei rispettivi mestieri vette altissime. Maestri ceramisti, tessitori, intarsiatori, orafi, vetrai e tipografi sono distribuiti in tutta la regione. Le botteghe umbre, grazie alla bontà riconosciuta nella lavorazione dei tessuti, commercializzano i propri prodotti in tutta Europa fin dal Medioevo. Oggi una delle produzioni maggiormente apprezzate nel mondo è quella del cashmere, tanto che alcuni hanno soprannominato la zona intorno al lago Trasimeno la Cashmere Valley. In questo territorio, dove operano sia laboratori artigianali che brand mondiali, nasce nel 1970 a Magione, comune adiacente al lago Trasimeno, l’azienda Monti, l’antesignana della Corso Vannucci Cashmere.

UN INCONTRO “INEVITABILE”

La maestria degli artigiani umbri li conduce fin da tempo immemore alla ricerca della bellezza, quindi, ed era inevitabile che prima poi incontrassero il cashmere, il filato animale più pregiato, seppur proveniente da territori così lontani. Le sue speciali proprietà isolanti e la sua capacità di regalare sensazioni uniche lo hanno reso il materiale nobile per eccellenza e l’azienda Corso Vannucci Cashmere ne porta avanti la sua lavorazione con elevati standard qualitativi.

IL TERRITORIO DI PROVIENENZA

Sui monti Altai ed Helan, tra le dune del deserto dei Gobi e nella regione dell’Alashan si registrano escursioni termiche estreme, dal giorno alla notte e da stagione a stagione.

Gli inverni lunghi e rigidi si protraggono per mesi, il freddo è quasi insopportabile e le bufere di neve si fanno frequenti. La primavera è più mite, ma porta con sé pericolose tempeste di sabbia. Durante l’estate, il sole è cocente, la pioggia rara, acqua e il cibo scarsi.

HIRCUS

La specie produttrice del cashmere è la capra hircus, nel periodo invernale si  sviluppa sia il manto superiore che quello inferiore come difesa al forte freddo, in quest’ultimo, detto anche sottovello si sviluppano una moltitudine di fibre finissime e straordinariamente soffici. La qualità della fibra dipende proprio dalla durezza delle condizioni climatiche, infatti il migliore in assoluto è quello proveniente dalla Mongolia.

COME SI OTTIENE IL PREZIOSO MATERIALE

Si prende una capretta per le corna, la si fa stendere e si comincia a pettinarla, a questo punto si ottengono i fiocchi di cashmere, quindi non tosando l’animale, bensì pettinando il sottovello quando fa la muta.

Oggi il 67% mondiale del cachemire deriva dalle capre cinesi, al secondo posto la Mongolia (22%) che però vanta quello con la fibra più resistente e lunga – 43 millimetri, contro i 35 di quella cinese. E non si tratta di numeri senza importanza. Difatti più è lunga la fibra, minore è la tendenza a sfibrarsi, creando quel fastidioso effetto pilling (quelle palline antiestetiche generate dal contatto fra il calore corporeo e la fibra che si creano nei punti di maggior sfregamento).

I PASTORI DI MONGOLIA E CINA

La comunità di pastori vive su un vasto altopiano steppico della Mongolia Interna ed Esterna battuto dai gelidi venti siberiani d’inverno e soffocato nel deserto del Gobi d’estate. Questa comunità è intimamente legata alla terra in cui lavorano e con gli animali che la popolano, questa sapienza che viene da lontano fà cogliere il momento migliore per prelevare le preziose fibre di cashmere, sempre rispettando il ciclo della natura.

Le imprevedibili variazioni climatiche e l’uso, a volte improprio, degli spazi dedicati alla pastorizia, stanno creando delle criticità nei luoghi da cui proviene il cashmere più pregiato per questo motivo Corso Vannucci Cashmere seleziona i fornitori più attenti a mantenere gli equilibri di questi territori.